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Le emozioni danno forma alla nostra percezione dell'ambiente, ci dicono cosa è minaccioso e pericoloso e cosa è gratificante e piacevole, quali cose sono importanti e quali sono le persone di cui ci importa. Ci aiutano ad ancorarci al mondo, contribuendo al nostro senso di sé e al senso del "nostro mondo". Senza emozioni, tutto l'ambiente sembrerebbe importante in egual modo.
Le emozioni hanno una funzione motivazionale, contribuiscono infatti a collegare gli stati interni di bisogno agli eventi esterni in grado di soddisfare queste esigenze e ci aiutano quindi a individuare obiettivi che vale la pena raggiungere.
Le emozioni sono parte integrante di un interscambio coerente con l'ambiente, contribuiscono a stabilizzare le relazioni con gli altri e influenzano il comportamento interpersonale.
Gli effetti combinati di questi fattori fanno si che le emozioni giochino un ruolo importante nel generare e organizzare la conoscenza e la comprensione di sé. Le emozioni e la loro regolazione sono di fondamentale importanza per il nostro benessere personale e relazionale. Di conseguenza, una cattiva regolazione delle emozioni può essere al centro di molti disturbi e malesseri psicologici. Molte persone infatti non hanno una “buona relazione” con i propri vissuti emotivi: invece di “usarli” in modo costruttivo o tollerarli, si sentono incapaci, frustrate e spaventate perché li temono, perché li ritengono dannosi, limitanti, sbagliati o perché se ne sentono sopraffatti. Questo può condizionare il loro benessere psicologico e le loro relazioni con gli altri.
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Tutti noi sperimentiamo emozioni di varia natura e tentiamo di gestirle in modo più o meno consapevole e con metodi più o meno efficaci. Tra le strategie poco efficaci e disfunzionali ci sono per esempio l'evitamento, il controllo, la ruminazione e il rimuginio.
Alcune persone possono scegliere di gestire le proprie emozioni evitandole quando ad esempio non si guardano dentro, non parlano o non pensano alle situazioni spiacevoli, evitano il contatto con sé stesse pur di non sperimentare quello stato emotivo poco piacevole.
Altre persone negano che certe esperienze le tocchino, anche se è evidente il contrario, oppure dicono a sé stesse che non c’è ragione per sentirsi come si sentono cercando così di sminuire, invalidare e eliminare tali sensazioni.
Altre persone quando stanno male si chiedono continuamente “Come posso stare così?”, “Cosa può essere successo?” e mettono in atto una modalità di pensiero negativo ripetitivo che gira continuamente, in modo sterile, intorno a cosa sta succedendo o a cosa è successo in passato (ruminazione). Questa modalità non aiuta a capire realmente cosa succede per risolvere i dubbi e il malessere e non permette di comprendere le emozioni che si muovono. Le emozioni negative non vengono accettate e la persona si chiede di continuare a funzionare come sempre; si colpevolizza di non riuscire a stare bene, i pensieri negativi verso di sé e il senso di colpa si amplificano, alimentando il malessere e facendolo durare più a lungo.
Altre persone provano a gestire le proprie emozioni ricorrendo all'azione e mettendo in atto comportamenti che danneggiano la salute come abbuffate, abuso di alcol o sostanze.
La verità è che senza contatto con l’esperienza emotiva non è possibile una elaborazione efficace e adattiva e i vissuti evitati tendono ad amplificarsi nel tempo, creando o mantenendo il disagio psicologico.
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Favorire una buona regolazione emotiva significa diventare capaci di riconoscere, elaborare, accettare e gestire in modo consapevole, flessibile e funzionale le emozioni. Questo è fondamentale per il benessere psicologico dell'individuo. Il lavoro terapeutico punta a questi obiettivi.
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